Chi, a scuola,
affrontando lo studio dei Malavoglia di Giovanni Verga si è ritrovato a
pensare che si trattasse della solita opera noiosa da dover studiare
obbligatoriamente senza poter controbattere? Forse in molti alzerebbero la mano
se si trovassero davanti a me in questo momento. Ma altri, appassionati di
letteratura, direbbero di no, motivando la loro risposta con parole degne di
un vero lettore.
Che possa piacere o no,
questo romanzo è il capolavoro di Verga, scrittore siciliano esponente del
verismo, corrente letteraria che ha come principali prerogative l’attenzione
agli umili e, dal punto di vista strettamente tecnico, l’impersonalità dell’autore
rispetto ai fatti narrati. Ma impersonalità non significa assenza di emozioni
e, sicuramente, anche il lettore meno romantico può cogliere una vena di
sentimentalismo perdendosi tra le pagine di questo libro.
Leggendo I Malavoglia
si farà la conoscenza di una famiglia siciliana di pescatori che vive ad Aci
Trezza e che, disgraziatamente, andrà incontro ad una serie di sventure, a
partire da quella iniziale: il naufragio della Provvidenza, la loro
amata barca da pesca, che porterà alla morte di un membro della famiglia,
Bastianazzo, e alla perdita di un carico di lupini. E chi se lo sarebbe aspettato
che dei semplici lupini avrebbero causato l’inizio del declino dei poveri
Malavoglia, che perderanno la casa del nespolo assieme a tutti i loro poco
restanti averi?
Il tutto è reso ancor più
ironico dal fatto che il loro nome è, in realtà, l’appellativo della famiglia
Toscano che, chissà per quale strano motivo ha sempre accettato a testa bassa
il fatto di lavorare duramente ogni giorno ed essere anche presa per i fondelli
con questo nomignolo!
Per i membri rimanenti – padron ’Ntoni (padre di Bastianazzo), Maruzza “la Longa” (moglie di Bastianazzo), ’Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia (i cinque figli di Bastianazzo e Maruzza) – sarà difficile risollevare le sorti della famiglia e, soprattutto, restare uniti contro le avversità. La maggior parte di loro andrà incontro ad un destino spiacevole: chi morirà, chi si prostituirà, chi lascerà il paese sperando in un futuro diverso (chissà se ’Ntoni ha poi trovato il suo posto nel mondo…).
L’unico che resterà ad
Aci Trezza e riscatterà la casa del nespolo sarà Alessi, il quale insieme a sua
moglie Nunziata lavorerà faticosamente per costruire una realtà degna da
lasciare ai suoi figli.
Commenti
Posta un commento